Etimologia del nome di Ischia

Ischia è stato solo l'ultimo di una serie di nomi attribuiti ad essa, infatti compare per la prima volta nell'anno 813 in una lettera inviata da Papa Leone III a Carlo Magno.
Il più antico nome attribuito ad Ischia fu quello di "Pithecusa."
Esso possiede due possibili radici etimologiche: da una parte "Pithecos", scimmie, ad indicare dunque "l'isola delle scimmie", e dall'altra "Pithoi", che indica in greco i grandi vasi di argilla dei quali gli Eubei erano abili produttori e dunque "l'isola dei vasai."
Secondo alcuni ambedue le interpretazioni possono essere valide, ma in tempi diversi.
L'isola delle scimmie , abitata dai circopi (scimmie) o da indigeni dai comportamenti scimmieschi, ben lontani dai più progrediti comportamenti degli Elleni, nel periodo pre-ellenico.
L'isola dei vasai, dopo la colonizzazione degli Eubei.

Testimonianze lasciate da Plinio, Strabone e Ovidio descrivono il nome Pithecusa.

Col arrivo dei Romani l'isola venne chiamata "Aenaria", poichè al riferir di Plinio, vi si rifugiò l'eroe Enea.
Altri lo fanno derivare da "Oinaria", ossia luogo delle viti e del vino.
Omero, Pindaro ed Esiodo chiamarono l'isola con il nome di "Arime," mentre Virgilio ed Ovidio la descrissero col nome di "Inarime," vite.

La Leggenda
Il Titano Tifeo venne imprigionato nelle viscere del monte Epomeo e le sue membra vennero sparse per tutta l'isola.
Per secoli sopportò la dura punizione, finchè non chiese aiuto a Venere Citarea affinchè implorasse perdono a Giove.
Calde lacrime sgorgarono dagli occhi del ribelle pentito.
Così Giove impietositosi, perdonò Tifeo e tramutò le sue lacrime in acque termali.