E' raggiungibile da Fontana, frazione del comune di Serrara-Fontana, dove nei pressi della piazzetta una
stradina asfaltata (laterale) conduce a soli 40 minuti di
cammino dalla vetta.
Man mano che si sale i rumori, lasciano spazio ai suoni della
natura e ci si immerge nella tranquillità più assoluta. Il
sentiero è frutto di un certosino lavoro della natura,
viottoli e canali scavati dall'acqua conducono alla vetta da
cui si potrà ammirare l'isola a 360°. Giunti in cima si
possono visitare la chiesa, l'eremo di S. Nicola è un panorama mozza fiato
contornato da una vegetazione rigogliosa.
Non a caso Lamartine scriveva a proposito dell'Epomeo "luogo
paradisiaco dove l'anima si innalza a Dio e dal quale
l'occhio beato si espande in un panorama incantevole e
meraviglioso che nessuna penna potrà riprodurre, dove si
vive l'aria di un altro mondo."
Le "chicche" di Ischiainpillole
Giunti in cima sulla destra c'è un ristorante che
possiede un passaggio interno che conduce su una terrazza
che affaccia su Lacco Ameno e parte di Casamicciola Terme.
Il panorama è semplicemente fantastico.
(munirsi di scarpe comode)
E' il monte più alto dell'isola d'Ischia e raggiunge i 789
mt.
Le derivazioni del suo nome sembrano essere diverse, tra cui
le più attendibili sono Epopon o Epopos che significa "io
miro", "io guardo" (D'Aloysio e Verlicchi). Il Baldino
indica invece Epopeus dal greco e significa "guardo
intorno", Ziccardi inoltre indica Epopon, ovvero "monte che
sovrasta tutte le sorgenti".
Sulla Vetta si trovano la chiesa e l'eremo scavati nel tufo.
L' esistenza nel Quattrocento della chiesa sul monte Epomeo
è segnalata da Pontano nel suo "De Bello Napolitano", lib.
V, nel quale narra a proposito della battaglia tra Giovanni
D'Angiò e le truppe dell'ammiraglio Poo, [...] Era nella
cima del monte una picciola chiesa di San Nicola, dalla
quale era non molto lontano un bastione vecchio, fatto per
ricovero delle genti per gli improvvisi assalti di Mori, il
qual luogo è chiamato in vocabolo barbaro la Bastia [...].
L'eremo fu ristrutturato ed ampliato successivamente nel
1754 da Giuseppe D'Argouth, all'epoca capitano del castello
Aragonese, il quale si narra che un giorno inseguendo due
soldati ribelli, fu da essi affrontato e quasi per esserene
ucciso. In quegli istanti fece un voto a S. Nicola di Bari,
e nel caso fosse sopravvissuto sarebbe diventato un eremita.
Miracolosamente scampò alla morte e così si ritirò insieme a
12 compagni d'armi nell'eremo del monte Epomeo. Il D’Argout
morì sull’Epomeo il 17 Agosto del 1778.
Infine a proposito dell'origine dell'Epomeo, Alfredo Rittmann scriveva sull'evoluzione geo-vulcanologica dell'isola (1969): [...] Il tufo verde dell'Epomeo che costituisce la parte alta dell'Isola (e tutti i blocchi caduti verso Forio) si è rivelato di non essere una roccia formatasi sotto il mare, ma è un tufo (ignimbrite) che si è formato su terraferma e che copriva una vastissima area che va sin sotto il Vesuvio e, secondo certi accertamenti, sotto il mare e sotto i Campi Flegrei. Si tratta quindi di una formazione enormemente estesa e molto spessa, che si è formata nel modo seguente circa settantamila anni fa (o centomila, non possiamo essere sicuri, ciò indicatoci dalle radiazioni emesse da Potassio e Argon): in questa zona si aprì una fessura lunghissima che giungeva probabilmente fin verso l'attuale Vesuvio e oltre e ancora si prolungava ad ovest, la cosiddetta Faglia tirrenica, e forse si formarono anche altre faglie parallele. Da questa fessura vennero fuori nubi ardenti, cioè sospensioni di brandelli di lava, ceneri, pomici e gas caldi, i quali risultavano tanto carichi di detriti solidi da non riuscire ad innalzarsi: perciò defluivano, traboccavano, coprendo le zone di estesissime aree con strati che raggiungevano parecchie centinaia di metri (anche seicento metri), come nel caso dell'Epomeo [...]